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Un segno di primavera

mercoledì 4 gennaio 2012

Storia di Natale

Ciao! Poiché siamo tuttora in zona feste (ancora la Befana non se le è portate via!) oggi desidero pubblicare una Storia di Natale che ho raccontato tempo fa alla Pupi e che lei mi ha incoraggiato a scrivere, nella speranza di vedere la sua mamma promossa al rango di autrice per l'infanzia e soprattutto di lavoratrice da casa! Vi invito a mandare commenti. Il sogno di entrare nel mondo dell'editoria per bambini è presente nella parte più recondita e inconfessabile di me, vuoi per l'amore per la scrittura che da sempre nutro, vuoi per non dovermi più sobbarcare la vita di pendolare e starmene comodamente a casa a creare! Buona lettura!
P.s.: La figura della dolce tata Lulù è liberamente ispirata alla baby sitter dei miei pupi.


Giulia e la dolce tata Lulù

Piccola storia di Natale

(Prima tavola)
C’era una volta una bambina molto carina e intelligente ma terribilmente viziata. Si chiamava Giulia e viveva in una bella casa con la sua mamma, il suo papà e la dolce tata Lulù, che si prendeva cura di lei durante il giorno quando i genitori erano al lavoro. Giulia possedeva molti giocattoli. La sua cameretta traboccava di bambole, pupazzi, libretti, pentolini per fare la pappa, scatoline di perline da infilare, puzzle e molto altro ancora. Da ogni ripiano della libreria, da ogni cesta o contenitore presente nella stanza facevano capolino oggetti colorati e divertenti.

(Seconda tavola)
Molto spesso infatti la mamma e papà, quando rincasavano, le portavano un regalo, per sorprenderla e farle sentire tutto il loro amore. Ma non sempre l’accoglienza che questi doni ricevevano era degna di una brava bambina. Se il regalo non convinceva la piccola, erano grida e strepiti, cui i genitori rimanevano - chiaramente - molto male. “Il comportamento di Giulia è ingiustificabile!”: pensò un giorno la dolce tata Lulù, aggrottando la fronte in un’espressione preoccupata. “Bisognerebbe mettere in atto un piano esemplare”, considerò.

(Terza tavola)
Giulia intanto continuava con il suo sconsiderato atteggiamento. Una sera fece i capricci per una bambola dai capelli di un colore che a lei non piaceva. Un’altra urlò per un pony dalla coda non abbastanza morbida. Un’altra ancora rifiutò un trenino: un trenino è un regalo da maschio - disse - e non lo volle neppure scartare! Giulia, pur essendo molto carina, diventava davvero brutta in queste occasioni: tirava le braccia verso il basso serrando i pugni, abbassava il mento e contraeva i muscoli del viso in un ghigno oscuro e distante.  

(Quarta tavola)
Ma poiché Giulia non era per nulla una bambina sciocca, anzi era molto intelligente, si accorse ben presto che c’era qualcosa che non andava: dove finivano la mattina quei regali, sgraditi sì, ma pur sempre giocattoli a lei destinati? Come mai non li trovava mai da nessuna parte dopo la sfuriata serale? Che fine facevano quei balocchi? Anche se non erano proprio di suo gusto, magari avrebbe potuto comunque considerarli un poco. Giulia si insospettì e decise che doveva saperne di più.

(Quinta tavola)
La notte seguente rimase sveglia nel suo lettino facendo finta di dormire. Dovette fare un grande sforzo, perché gli occhi le si chiudevano per il sonno, ma resistette, fino a quando vide la sagoma della dolce tata Lulù entrare nella cameretta, prelevare il trenino che la sera prima i suoi genitori le avevano consegnato con scarso successo, metterlo in un sacco e scappare via.

(Sesta tavola)
Allora Giulia si alzò di scatto, infilò in fretta e furia le pantofole e la giacca a vento, intenzionata a non perdere di vista la dolce tata Lulù e scoprire il mistero. La donna uscì di casa e si diresse verso un orfanotrofio che si trovava lì vicino, seguita senza saperlo dalla piccola. Era una mattina fredda, silenziosa e minuscoli fiocchi di neve avevano preso a scendere volteggiando dal cielo. Giulia osservò la dolce tata Lulù suonare il campanello dell’istituto ed entrare. 

(Settima tavola)
Giulia, dopo qualche istante di incertezza, si avvicinò a una finestra illuminata al piano terra dell’austero palazzo. Scorse un salone, all’interno del quale giocavano alcuni bambini. Guardò meglio: una bimba stringeva al petto la sua bambola con i capelli del colore sbagliato. Un’altra pettinava compiaciuta la coda del pony, incurante del fatto che non fosse molto morbida. In un angolo un bambino scartava felice il trenino appena ricevuto e già faceva “ciuf ciuf”, pregustando il momento in cui l’avrebbe posato a terra e spinto sul pavimento. Giulia rimase senza parole. In un attimo le fu subito tutto chiaro.

(Ottava tavola)
Tornò a casa senza farsi scoprire, si rimise a letto e fece finta di niente. Ma da quel giorno non fece più capricci. Più, più, più. Ringraziò sempre mamma e papà per i regali che le portavano la sera. Un giorno poi - era la vigilia di Natale - si fece coraggio e mentre preparavano insieme le ultime decorazioni per la festa chiese alla dolce tata Lulù: “Mi hanno detto che qui vicino c’è un posto, dove vivono i bimbi senza genitori. Perché non gli portiamo alcuni dei miei giocattoli?”.

(Nona tavola)
Così fecero. Consegnarono personalmente i balocchi e Giulia volle fermarsi a giocare con i piccoli. Trovò delle bambine simpatiche con cui si divertì molto e la dolce tata Lulù le promise che sarebbero tornate presto a trovarle. Trascorse così piacevolmente la giornata e già si avvicinava la notte più magica dell’anno. Giulia si sentiva felice ed emozionata: la mattina avrebbe trovato invitanti e scintillanti pacchettini sotto l’albero ma il pensiero di poter incontrare di nuovo le amiche dell’orfanotrofio era di gran lunga il regalo più bello che avesse mai potuto immaginare per Natale.

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